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Renzo Ulivieri

Ho letto l’articolo di Antonello Valentini, pubblicato sul Messaggero mercoledì scorso sulla possibile elezione di Marcello Lippi a presidente Aiac. All’interno c’è un ampio passaggio a me dedicato. Si tratta di una ripetizione di articoli passati nei miei riguardi, e quindi nulla di nuovo. Ma io voglio bene a Valentini; e allora la cosa mi preoccupa un po’ perché mi pare che Antonello sia in confusione (spero temporanea e che si riprenda).

Quando, prima di auspicare «una riverniciata anche sul piano etico» dell’Assoallenatori, lui parla dei miei incarichi a Coverciano ai tempi della presidenza Tavecchio, dimentica di ricordare due cose, direi centrali sul piano formale e sostanziale. La prima è che, nell’estate 2010, fu Valentini, proprio Antonello, che mi chiamò, in qualità di dg federale, senza che io avessi mosso un dito, per propormi l’incarico di direttore della scuola allenatori. Presi tempo poi fui chiamato nuovamente dall’amico Antonello e dall’allora presidente Abete. Accettai specificando che quella direzione di una simile istituzione prestigiosa (e remunerativa per il Settore Tecnico e quindi per la Figc) non poteva che essere un lavoro e non un incarico onorifico. Il Presidente e Valentini concordarono e risposero che avrei ottenuto lo stipendio riconosciuto agli altri miei predecessori, ultimo in ordine di tempo Azeglio Vicini. E qui arriva la seconda cosa da chiarire: sono passati dieci anni da quella nomina: non ho preso stipendio, non ho avuto contributi, non mi sono state pagate le ore di lezione, non ho avuto rimborsi spese, non ho avuto gettoni di presenza. In questi due lustri si sono succeduti presidenti e commissari, tutti concordi nel voler risolvere la mia situazione, salvo poi, scordarsene, magari assorbiti da liquidazioni milionarie. Eppure vi dico che alla fine la cosa che più mi preoccupa ora è ritrovare il mio amico Antonello così confuso.


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